Appagante è il fronte

Il titolo di un nuovo libro è “Appagante è il fronte”. I significati sono tanti, diversi, tutti possibili. Vanno cercati solo se si vuole. Altrimenti, è giusto il gusto della sfida, come un pasto che non finisce mai.

Può significare che si ami guardare avanti, solo dritto davanti a sé. Come se non ci fossero curve. Come se non esistesse bivio. Solo autostrade che facciano ponti. Guidati dai venti di furore, con o senza tepore.

Può significare che si faccia il possibile per camminare a testa alta. Come dalla gobba di un cammello. Come dal rudere del Castello. Sognando di fare come il Conte, quello del Paesello.

“Appagante è il fronte” è anche il piacere del male. Quello che amano in tanti. Come se l’invidia generasse solo dissapori. Come se in un anno non bastassero migliaia di dolori.

Di fronte al pianto del bambino, è uno solo il destino: la parola. Quella che dice ciò che pensa. Quella che svela ogni segreto. Quella che, a dispetto del compromesso, sceglie il sentiero più contorto. L’unico modo per, un giorno, dispiegare le ali.

Il nuovo anno Lo vede, dall’alto. Come l’aquila reale che dal cielo vede il mare. Nella speranza di guardare sempre avanti. Con l’auspicio di tenere sempre valori saldi. Perché “Appagante” diventi ogni singolo giorno, ogni singola ora, della magia della vita.